La relazione concerne i risultati ottenuti in una coorte di pazienti con infezioni da HIV, sintomatici e non, da una terapia iniziata nel gennaio 1991 presso l'Unità Operativa AIDS del Policlinico Umberto I di Roma e proseguita successivamente all'infuori della struttura fino al marzo 1996. Nel gennaio 1991 la ricerca riportava 5 pazienti (2 femmine e 3 maschi di cui due ex tossicodipendenti e 3 omosessuali); nel dicembre 1991 la coorte aumentava di 3 pazienti (2 maschi e 1 femmina di cui 2 ex tossicodipendenti e 1 omosessuale);nel 1992 il campione di pazienti raggiungeva l'attuale numero di 12. La situazione sanitaria dei pazienti era la seguente: 3 erano di AIDS conclamato 4 di loro di ARC, 5 erano HIV+ asintomatici, tutte le diagnosi erano state poste presso strutture sanitarie pubbliche specializzate nello studio dell'AIDS.

METODO

La terapia consta in una seduta di rilassamento per settimana, della durata di 60 minuti, durante la quale il paziente viene indotto, sotto la guida dell' operatore, in uno stato di rilassamento medio secondo la tecnica di Traning Autogeno (TA) di J. Heinrich Schulz. Successivamente vengono evocate immagini (visualizzazioni mentali) di significato positivo il cui contenuto varia secondo il paziente, seguendo il metodo detto talloring (vengono utilizzate immagini mentali tagliate in sintonia con le propensioni sensoriali: visive, uditive, olfattive e cinestetiche del paziente stesso). Quando il paziente raggiunge un sufficiente grado di apprendimento della tecnica viene incoraggiato ad utilizzarla sistematicamente anche fuori dal setting e a tenere un protocollo dell'allenamento autogeno che poi dovrà presentare al terapeuta alla successiva seduta. La seduta è divisa in tré parti:
  • colloquio clinico iniziale (o di aggiornamento se la terapia è in corso);
  • il T.A. con ulteriore provvedimento dello stato di rilassamento secondo il metodo del Prof. Kurt Tepperwein e l'introduzione delle visualizzazioni guidate;
  • la discussione dell'esercizio di rilassamento effettuato durante la seduta e delle percezioni ideo-sensitivo-motorie avvertite dal paziente.
Premesso che il sistema immunitario risponde a segnali neuroendocrini collegati a precisi fenomeni psichici, come ci insegna la psiconeurocndocrinoimmunologia (PNEI) il nostro metodo tende a ridurre il livello di stress negativo (ovvero messaggi psichici). Recenti studi effettuati dai ricercatori americani R. Keith Wallace e Herbert Benson hanno documentato che uno stato di riposo totale come quello di rilassamento mentale o di stati meditativi, stati della mente che possono essere indotti per mezzo di una tecnica di concentrazione, che distrae l'individuo dalle preoccupazioni ed ansietà che occupano la mente, producono nei soggetti "una risposta di rilassamento" (cosi denominata dagli studiosi) che migliora notevolmente il funzionamento dell'organismo e con questo anche del sistema immunitario.

RISULTATI

Attualmente tutti i pazienti sono in grado di svolgere attività lavorative, sociali e di studio universitario alle quali, anteriormente all'inizio della terapia, cinque di loro erano incapaci di attendere a causa del disagio psicologico derivato dalla propria situazione psicosanitaria. Sette di loro hanno mantenuto costanti i valori dei parametri ematici, pur con varie oscillazioni, mentre questi sono diminuiti per altri 3, che hanno conservato comunque una buona risposta clinica alle infezioni/malattie sopraggiunte nel tempo con guarigioni inaspettate dallo staff medico che li aveva in cura. Un paziente ha mantenuti immutati i vari valori linfocitari ed il quadro clinico, riferendo però che la terapia dì rilassamento avrebbe influito positivamente su tutto il sistema psicorelazionale e sociale della propria vta. Un paziente ha migliorato i valori linfocitari in modo talmente spettacolare che i suoi risultati ematici sono soggetto di ricerca e studio presso l'Ospedale L. Spallanzani di Roma, che ha in cura il paziente.

CONCLUSIONI

IL CERVELLO E IL SISTEMA IMMUNITARIO SI PARLANO Questa tesi, seppure presenta ancora alcuni interrogativi, è sostenuta da un elevato numero di ricerche scientifiche e da esperimenti di notevole successo soprattutto nella cura del cancro; oggi questa tesi è applicata anche nella immunoterapia in sé.

Reazione a catena della polimerasi

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